Sopravvissuto - The Martian
Fantascienza
Ridley Scott
Matt Damon, Jessica Chastain, Kristen Wiig, Jeff Daniels, Michael Peña, Kate Mara, Sean Bean, Sebastian Stan, Donald Glover, Chiwetel Ejiofor, Mackenzie Davis
Harry Gregson-Williams
1 10 2015
USA

 

Finalmente Ridley Scott ritrova smalto. Abile nel maneggiare universi extraterrestri, seppur con inciampi disastrosi come Prometheus, questa volta il regista inglese si ferma un passo prima della fantascienza. Vero è che la vicenda, e le disavventure, che il naufrago spaziale interpretato da Matt Damon si troverà a vivere sono spinte al limite del plausibile, ma è altrettanto sicuro che Sopravvissuto, con l’eccezione di pochi elementi che non delegittimano la credibilità dell’intero impianto, è più realistico di buona parte delle pellicole ambientate qui, ora, tra persone considerate comuni.

 

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La bella notizia è che il nuovo film di Ridley Scott è (av)vincente. Abile nel maneggiare universi extraterrestri, seppur con inciampi disastrosi come Prometheus, questa volta il regista inglese si ferma un passo prima della fantascienza. Vero è che la vicenda, e le disavventure, che il naufrago spaziale interpretato da Matt Damon si troverà a vivere sono spinte al limite del plausibile, ma è altrettanto sicuro che Sopravvissuto, con l’eccezione di pochi elementi che non delegittimano la credibilità dell’intero impianto (per esempio, causa la gravità che vige su Marte le tempeste non dovrebbero risultare così devastanti come mostrato nel film), è più realistico di buona parte delle pellicole ambientate qui, ora, tra persone considerate comuni.

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James L. Green, direttore della Planetary Science Division della NASA, è stato consulente per il film, ma quello che conta, al di là dell’accuratezza scientifica nella ricostruzione di paesaggi e apparati tecnologici, è lo sfondo umano: fatto di coraggio, perseveranza, ma soprattutto sapere e capacità di immaginazione. Se volete, una storia dagli ingredienti antichi che si ripete ma ogni volta si rinnova: perché  allo spazio profondo potreste sostituire un oceano parimenti immenso (per quello che se ne sapeva nel passato), mettere un veliero al posto dell’astronave, e calare un approdo ignoto in mezzo all’acqua salata invece delle sabbie di Marte. Ne otterreste un dramma come quello vissuto – solo un esempio – da Sir John Franklin, ufficiale della marina inglese, esploratore e scrittore salpato nel 1845 verso l’Artide con le navi Erebus e Terror per raccogliere dati scientifici ed esplorare nuove rotte. Se ne persero le tracce, e solo quasi 80 anni e numerose spedizioni di soccorso dopo si venne a capo della terribile odissea di una spedizione interamente distrutta, perfino tra atti di cannibalismo, da fame, freddo, malattie e stenti. Una storia non così distante da quella di Sopravvissuto. Salvo che nel caso di Damon & soci, tra momenti di partecipe dramma che si alternano a inaspettata ilarità, la storia si conclude bene.

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Tra le cose che Hollywood ci poteva risparmiare, la parata di astronaute preparatissime ma dalle fattezze della mannequin, e qualche tecnicismo di troppo che meglio si adatta alla lettura, cioè il libro al quale attinge la vicenda. (A proposito, un altro caso di best seller nato dal self-publishing virtuale, quando il Corriere della Sera, proprio qualche giorno fa, ci apriva gli occhi sulla morte del libro elettronico, mah…). Va bene anche l’alleanza Usa-Cina per cavare dalle panne il naufrago, soprattutto perché corredata di una punta (secondo ottica USA) di velenoso cinismo da musi gialli, mentre mal si sopporta, sul finale, il collegamento TV con le piazze delle maggiori capitali dove la folla si è riversata (sul modello di Strange Days) per vivere in diretta le ultime fasi del tentativo di salvataggio. In compenso ci viene risparmiato il classico, ‘momento-piagnone’ interplanetario dove Damon dovrebbe dialogare via schermo con moglie e figli che in questo caso non ci sono (sebbene il dejà vu, benché ridotto al minimo, non risparmia i compagni che lo credevano morto).

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Non resta che dare la brutta notizia. Secondo Sopravvissuto Marte sarà colonizzato con sottofondo di musica Disco e, anche peggio, degli Abba. Starman di David Bowie, fatto sentire quasi per intero (l’unica ‘vera’ bufala scientifica: Marte è un pianeta, non una stella), non basta a cancellare la delusione. Possiamo solo sperare che un giorno nel futuro, gli alieni, approssimandosi alla Terra, prendano la rotta che gli oppone prima Marte, e qui facciano tappa per sgranchirsi le molteplici gambe, o i tentacoli. Imbattendosi nelle registrazioni lasciate da Mark Watney/Matt Damon (azzardo un pronostico: lo metto nella cinquina che si contenderà il prossimo Oscar come migliore attore) potrebbero cambiare idea e deviare verso pianeti meno pericolosi per le loro evolute orecchie o antenne. Un conto è essere bellicosi e predatori, un conto avere pessimo gusto. La fantascienza spesso ce li descrive così, spietati e ossi duri da battere, e spesso la fantascienza ha precorso il futuro con inaudita precisione. Forse la Disco salverà la razza umana. E I Will Survive si  intonerà nelle chiese come inno alla gloria di Dio e alla salvezza dell’umanità.

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