Genesis Revisited Band & Orchestra: Live At The Royal Festival Hall Book Cover Genesis Revisited Band & Orchestra: Live At The Royal Festival Hall
Steve Hackett
Progressive rock
25 10 2019
2×CD, Album Blu-ray, Stereo, Multichannel
UK
Inside Out Music ‎– IOMSECD 537
114’ 33”

 

Rock band e orchestra dovrebbero essere la più palese delle antitesi. Un po’ come il Diavolo e l’acqua santa. Un azzardo che alcuni hanno interpretato come l’ultima frontiera. Oppure come mezzo per ritagliarsi una rispettabilità universale.
Ci hanno provato metallari inossidabili come i Metallica, o i Motorpsycho, in tale guisa forse anche più improbabili.
I Genesis, invece, campioni del rock sinfonico hanno passato la mano: un punto in più per loro (a mio giudizio).

I Genesis non l’hanno fatto ma ci prova  in solitaria il più Genesis dei Genesis, Steve Hackett. Se c’è uno del dream team ‘71/’77 capace – e degno – di maneggiare con cura il materiale storico della band, questi è proprio il chitarrista di Pimlico. Ma non è una novità, mi sono già sbilanciato: porre le basi per una imminente reunion senza rimediare a un errore di portata storica, neppure questa volta, cioè l’ultima, è un peccato da condanna senza appello.
A questo punto si dovrebbe continuare così: i Genesis degli and there were three a portare sul palco la loro esclusiva musica periodo 1978-’92, e Steve Hackett a fare risplendere live i fasti dell’epoca 1971-’77.

Non sarà così: perché Banks, Collins, Rutherford offriranno la replica di quanto già fatto l’ultima volta insieme – con l’aggravante di una bella quantità di anni in più sulle spalle  che ha ridotto Collins in malo modo –, compresi le portate contorno in forma di medley del passato più (artisticamente) glorioso; mentre dall’altra parte Hackett farà drizzare i peli sulla schiena a tutti quelli che, ai suoi concerti, sul cuore hanno tatuato questa formazione: Gabriel, Banks, Hackett, Collins, Rutherford.

Va detto che Hackett ha iniziato questa campagna già da alcuni anni. E nell’ottobre 2018, alla Royal Festival Hall di Londra si è presentato con la Genesis Revisited Band & Orchestra: serata puntualmente registrata (audio e video) che arriva sul mercato in molteplice versione – 2 CD, Lp, cofanetto, etc. – col titolo impossibile da mandare a memoria di Genesis Revisited Band & Orchestra: Live at the Royal Festival Hall.

Quattordici brani, quasi due ore di musica, equamente suddivisi tra materiale dei Genesis e del chitarrista. Tutti di alto livello, nessuna caduta di stile, esecuzioni impeccabili. In più l’orchestra (che va bene, ci sta, non fa tutta questa differenza).

Il migliore amalgama tra i due mondi apparentemente agli antipodi è appannaggio di Dancing with the Moonlit Knight, Blood on the Rooftops, Shadow of the Hierophant, In That Quiet Earth, El Nino, Supper’s Ready.

Ma Dance on a Volcano, Firth of Fifth, Afterglow, Musical Box e soprattutto Supper’s Ready – con finale plus grazie alla manciata di minuti in più rispetto alla versione in studio, che Hackett si ritaglia da protagonista –, con tutto il rispetto, nelle versioni di Live (1973), Second’s Out e Archive ’67-’75 sono irraggiungibili: qua Hackett si giova di una orchestra di 42 elementi; là di Gabriel, Banks, Collins, Rutherford che al massimo della forma rendevano come una filarmonica.
Se però non vi interessa usare il bilancino per fare paragoni, state certi che questi ultimi titoli, in questa versione, vi entusiasmeranno.

In definitiva, Genesis Revisited Band: Live at the Royal Festival Hall è un lavoro – monumentale – che offre innumerevoli spunti di godimento. La discussione, caso mai, riguarda il solito vecchio tema: se con la messe di dischi dal vivo pubblicati – anche da Hackett – valga la pena fare l’ennesimo sforzo monetario.
A tal proposito va considerato che nel 2014 il chitarrista aveva offerto la prima puntata di quella che rischia di diventare una serie, e cioè Genesis Revisited: Live At The Royal Albert Hall.
Questa volta c’è l’orchestra. La prossima sarà un'altra Hall in acustico? E poi il musical?

Staremo a vedere. Ma parlare bene di Steve Hackett, musicista di rara integrità nonostante i più recenti album di studio abbiano perso in spontaneità, non solo è un piacere ma un esito quasi scontato.


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