Svegliati e vivi! Book Cover Svegliati e vivi!
Dorothea Brande
Self-help
Vallardi
15 5 2014
189
USA

  C’è stato uno, tanto tempo fa, uno che la sapeva lunga – forse un più del Diavolo –, che provava a sollevare chi era giù di tono psicofisico con uno slogan di tipo tutto sommato moderato: “Alzati e cammina”, esortava con i suoi modi urbani. Quasi 2000 anni dopo Dorothea Brande sembra riprendere il discorso, ma, quasi a sbattere i pugni sul tavolo, se ne esce con un ben più energico Svegliati e vivi!. Non sono molto ferrato in fatto di manuali di self-help. Li ho sempre visti come qualcosa di abbastanza fumoso. Palliativi. Ma soprattutto li consideravo libri dei quali non avevo bisogno. Quel momento però prima o poi arriva. Nel quale ti senti il bersaglio di tutte le frecce scoccate dalla vita, bucato come un colabrodo, la linfa vitale che scorre e si perde via. Allora tanto vale provare, ti dici. Male che vada sarà tempo e denaro sprecato, cosa che nella vita è una costante un po’ per tutti. Il meccanismo di base di questo tipo di letteratura è quello che distingue Beautiful: se vi è capitato di vederlo – impossibile il contrario: non esiste casa dove non abbiate dovuto sopportarlo anche a forza: basta l’orario giusto e la presenza di una mamma, zia, nonna, cugina e via discorrendo  – se avete visto Beautiful, o uno dei tanti succedanei, saprete che una costante, che evidentemente funziona, era – e probabilmente è – uno dei protagonisti che proprio sul finale dell'episodio, con espressione contrita, sussurra all’altro: “Ti devo dire una cosa”. Dopodiché scatta l’insopportabile sigla e la puntata finisce. Poi, magari, quella successiva riprende da un altro punto. Però tu – chi segue – resti angosciato per l’intero giorno che ti separa dal nuovo appuntamento con la soap che rivelerà, o dovrebbe, la scioccante verità. Il manuale di self-help si comporta allo stesso modo: il bastone della lettura di un capitolo breve come una puntata di Beautiful seguito dalla carota che si dovrebbe presentare a quello dopo ma continua a sfuggire. Svegliati e vivi! si puntella su questa immarcescibile strategia. E sulla seguente rivelazione:

Perché, allora, falliamo? E, soprattutto, perché facciamo di tutto per non realizzarci? Il motivo è che, oltre a essere soggetti alla volontà di vivere e alla volontà di potenza, siamo influenzati da un’altra volontà: la volontà di fallire o volontà di morte.

Inoltre:

per sfuggire dalle responsabilità non appena possibile, ci siamo infiacchiti, abbiamo perso la nostra ingegnosità e siamo arrivati al punto di temere, o addirittura detestare, la parola «disciplina».

Chiedere per questo a Robert Fripp. Per farla breve, coloro che falliscono fondano la loro ‘arte’ su due puntelli: mancanza di spina dorsale e beatitudine nel crogiolarsi tra agi offerti dalle comodità della vita moderna. Che non è una stupidaggine, d’accordo, ma è la scoperta dell’acqua calda. Se avete qualcuno a cui tenete, ma costui è anche un tabagista, e tutte le volte che lo vedete lo implorate di smettere di fumare, quello vi dirà di “no” con risolutezza nonostante sappia benissimo che fumare è letale. In altre parole, tutti sappiamo che occorre forza di volontà per raggiungere uno scopo. Il problema è scoprire dove si nasconde questa enorme risorsa che il più delle volte latita. Dorothea Brande lo sa. Così dice lei. O per lo meno assicura che applicandosi nella realizzazione costante di dodici esercizi – sono definiti proprio così – da lei escogitati, essa vi si paleserà. Compiti in qualche caso piuttosto curiosi che vanno da “trascorrere un’ora ogni giorno senza aprire bocca, se non per rispondere a domande dirette” ad “abituatevi a pensare a un solo e unico argomento per mezz’ora al giorno”; da scrivere “una lettera senza mai usare le parole seguenti: «io», «me», «mi», «mio», «mia»” a “scrivete una lettera in tono positivo e tranquillo”. Da un “esercizio (che) proviene dalle migliori scuole per fanciulle di buona famiglia” (sic!) a “l’esercizio più difficile di tutti e vi sembrerà tanto arbitrario, che molti lettori non tenteranno nemmeno di eseguirlo”: cioè “fate modo di mettervi in una situazione in cui dovete agire in maniera non abituale e quindi adattarvi”. Infine, per tornare alla infausta “volontà di fallire” che si cela in noi tutti, ecco il vero distillato di 189 pagine di Svegliati e vivi!:

Avere successo, per qualsiasi adulto equilibrato, significa fare del proprio meglio. Quale sia il meglio, quali siano i risultati più importanti cui possiamo ambire, lo scopriremo solo liberandoci del tutto dalla volontà di fallire.

L’autrice è nata a Chicago, ha lavorato nel mondo del giornalismo e quando ha avuto l’illuminazione che fa da contraltare alla “volontà di fallire”, cioè “agisci come se fallire fosse impossibile”, si è messa in proprio avendo successo come scrittrice. Svegliati e vivi! è stato stampato nel 1936 – risultando oggi piuttosto datato – ed è diventato un successo editoriale, al punto che l’anno successivo ne è stato tratto un musical per il grande schermo, arrivato in Italia col titolo di Il fantasma cantante.

 

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