La tanto fantasticata reunion dei Genesis, uno dei gruppi schizofrenicamente prog-pop più amati al mondo, si è alla fine concretizzata. Nella versione meno auspicata. Almeno dai fan più attempati, quelli legati come centurioni al loro generale più amato: Peter Gabriel. La rimpatriata riguarderà i soliti tre – forse non il numero perfetto, in casa Genesis, ma di certo quello vincente: cioè quei tre che dal 1978, anno appunto di … And Then There Were Three, hanno trasmutato i Genesis da una band di raffinati prog rockers in un fenomeno pigliatutto, commercialmente e statisticamente parlando: sia in fatto di dischi smerciati sia di biglietti ai concerti sempre più spettacolari e affollati.
Fatto salva la parentesi con Ray Wilson al posto di Phill Collins dietro al microfono, vero.

Certo è che vedere l’annuncio fatto a ITV News, dove Rutherford, Collins e Banks siedono su un divano che sa di Mercatone Uno, in uno studio che pare il salotto/angolo cottura di un bilocale di periferia, con il batterista vestito di scuro funereo da capo a piedi, e tra i compagni sprofonda nel canapè a braccia conserte evidenziando più mestizia che la proverbiale euforia alla quale lo si è sempre associato (Smacks of Euphoric Hysteria: Brand X) fa impressione.

Mike Rutherford, Phil Collins, Tony Banks

È vero però che i Genesis non sono gli incartapecoriti Rolling Stones: Collins immobilizzato su una sedia può essere più dignitoso di un Mick Jagger che sul palco sculetta con la stessa vitalità di uno zombie a digiuno da venti giorni; così come risulta evidente che Tony Banks può offrire il meglio di sé anche restandosene più bloccato dello stesso Collins (a lui bastano dita flessibili come giunchi al vento e il gioco è fatto). Il problema vero, annoso problema in verità, è l’imbolsito Mike Rutherford. Che invece di mettere a tracolla il doppio basso e riprendere la iconica sembianza che aveva sul palco ai tempi d’oro nutre ancora la pretesa di sentirsi un chitarrista.

Non sarebbe un grosso problema: non per chi ha cominciato ad amare la band dai tempi di Abacab. Se non fosse che tale malsana ambizione mette fuori gioco Steve Hackett per quello che avrebbe potuto essere il vero evento per i Genesis degli ultimi trent’anni e oltre; se non l’evento rock del secolo fino a oggi.
Cosa si poteva sperare di più elettrizzante? I Doors con Jim Morrison? Mmhhh… davvero difficile. I Genesis con Peter Gabriel? Anche di più irrealizzabile.
Ma Banks, Collins, Hackett e Rutherford – il caso vuole che l’ordine di importanza corrisponda anche all’alfabetico – insieme avrebbero mandato in sollucchero due generazioni di fan.

Five of the best

Organizzare uno show memorabile sarebbe stato oltremodo semplice: una prima parte con gli standard del periodo 1970-77 e Hackett alla chitarra.
Apriti cielo: l’occhio di Dio confinato nel suo perfetto triangolo divino avrebbe fatto capolino tra la stanziale coltre di nubi britannica per godersi lo spettacolo. All’esecuzione di Watcher of the Sky gli sarebbe stato difficile trattenersi dal palesarsi in toto. Magari versando una lacrima sotto forma di scroscio di pioggia. A seguire una seconda parte con gli hit del periodo con Collins alla guida.
Ma si poteva osare un’ulteriore formula: in molti festival le band si alternano ogni 20/30 minuti, giusto il tempo di una Supper’s Ready: dove sarebbe stato il problema nel zigzagare tra i brani dei due periodi?

Di fatto Steve Hackett è diventato il depositario della eredità – e dello spirito – musicale dei Genesis in formato progressive. Gli altri tre dovrebbero riconoscerlo. Per onestà intellettuale e artistica. Ma c’è di più. Pensate a quale razza di nuovo esperimento avrebbe potuto portare la presenza di Hackett. Come la sua magica chitarra  avrebbe potuto trasformare alcuni brani della seconda fase della band; quelli dove c’è un buono scheletro indebolito dalla sfilacciata arte chitarristica del povero Pluto, così slowhand che slowhand Clapton al confronto sembra il Bolt della sei corde. Come per il rospo baciato dalla principessa certi brani si sarebbero di colpo trasformati in qualcosa di nobiliare. 

Attenti a quei… tre

Ma continuiamo a sognare. A immaginare che una band diversa come i Genesis, quasi unica, sia in grado di realizzare qualcosa di altrettanto diverso e quasi unico. Provate a pensare a un tour alla maniera dell’ultima Kate Bush. Invece di dieci date in gigantesche arene – dove il dettaglio della musica e della performance più raffinata si perde per forza di cose – ecco 30 concerti in teatri più caldi e raccolti. Con l’amore tra fan e artista che viaggia avanti e indietro, in maniera evidente, quasi palpabile, tra palco e platea.
Questo sì è vero senso di amore per l’arte, per il tuo mestiere di musicista, per il tuo pubblico. Quello che trasmette il The Last Domino Tour? che cos’è?
Senso e amore per il business prima di ogni cosa. 

Sbagliando – la precedente reunion a tre del 2007 – si impara”, dice la saggezza popolare; ma nel caso dei Genesis si tratta di un andazzo che non funziona. Del resto la suggestione di una vera reunion mancata per l’ennesima e sicuramente ultima volta pare non avere inciso in alcun modo sull’esercito dei fan – sul quale a questo punto non vale fare alcun tipo di distinzione – che ha risposto alla call con uno slancio che Collins purtroppo non avrà sul palco. I biglietti dai prezzi proibitivi (dai 130 euro a oltre 1000) si stanno vendendo a tempo da record. Anche se non si prospetta nulla di più rispetto a when in Rome: anzi c’è qualcosa che suggerisce che dovremo aspettarci di meno: 13 anni che gravano sulla groppa di un malfermo Phil Collins, le chitarre sempre più ammosciate dell’incanutito Mike Rutherford, il bianco che ammanta la testa di Tony Banks che peraltro non sembra intaccarne la materia grigia.

Anche per quanto riguarda la scaletta dei brani non c’è da aspettarsi alcun ravvedimento: Collins ha affermato che certi pezzi sono un obbligo verso coloro che seguono la band dagli anni ruggenti – ma davvero ai concerti ci sarà qualcuno che ha acquistato il vinile di Trespass o Foxtrot in cosiddetto tempo reale? –, mentre il resto sarà materiale tratto dai best seller anni ’80 e ’90. Quindi aspettiamoci il solito medley che raccoglie frullati in 20 minuti anni e anni di splendore sonoro ultraterreno – però 5 euro sull’intera Supper’s Ready me li gioco – e una lunga sequenza di bocconcini avariati – poiché dalla breve data di scadenza – come l’immancabile That’s All (massima summa dell’arte chitarrista di Pluto Rutherford, sic!) et similia.

Una novità in verità c’è: Nicholas, il diciottenne figlio di Collins alla batteria che – giura Phil – suona con lo stesso piglio del genitore. Sarebbe un miracolo. Speriamo bene.
Di certo verso il ragazzo il pubblico non mancherà di fare sentire tutto l’entusiasmo che già monta dentro solo a sentire parlare di reunion, se di mezzo ci sono i Genesis.

Phil e Nicholas Collins

Ma Simon, primogenito di Collins – nato dal matrimonio con la prima moglie Andrea Bertorelli – anch’egli batterista (con discreta esperienza: alle spalle tre album da solista e il bel progetto Sound Of Contact), ma con una voce così simile a quella del padre che avrebbe potuto spalleggiare, un po’ come faceva Phil quando echeggiava Gabriel o addirittura lo sostituiva (For Absent Friend da Nursery Cryme e More Fool Me da Selling England By The Pound), non sarebbe stato anche più titolato di Nic? Vai a capire però le dinamiche familiari…

Per il resto, come detto la squadra sarà composta dai tre titolari e dal fedelissimo e bravissimo americano Daryl Stuermer che si alternerà tra chitarre e basso. Restando un passo dietro a Mike Rutherford, per carità. Perché a proposito di dinamiche familiari, ma familiari soprattutto a noi italiani, questa volta le amicizie valgono più delle capacità.

Quelle che seguono sono le date del The Last Domino tour? 2020. Se siete intenzionati a partire il Regno Unito con vista sui Genesis vi conviene fare in fretta e molto: buona caccia al biglietto!

16 Novembre – Dublino, 3 Arena
19 Novembre – Belfast, SSE Arena
23 Novembre – Liverpool, M&S Bank Arena
26 Novembre – Leeds, First Direct Arena
29 Novembre – London, The O2
30 Novembre – London, The O2
  2 Dicembre – Manchester, Manchester Arena
  5 Dicembre – Birmingham, Birmingham Arena
  8 Dicembre – Glasgow, SSE Hydro Arena
11 Dicembre – Newcastle, Utilita Arena


(Visited 695 times, 1 visits today)
Spread the word of T.A.R.O.T.
  • 262
  • 1
  •  
  • 1
  • 1
  •  
  •  
  •   
  •  
    265
    Shares
  •  
    265
    Shares
  • 262
  • 1
  •  
  • 1
  • 1
  •  
  •  
  •