The Post Book Cover The Post
Biografico, storico
Steven Spielberg
Liz Hannah, Josh Singer
Meryl Streep, Tom Hanks, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Bruce Greenwood, Matthew Rhys, Alison Brie, Carrie Coon, Jesse Plemons, David Cross, Zach Woods, Pat Healy, Jessie Mueller
John Williams
1 2 2018
Usa
115’
2 2 2018, cinema Raffaello

 

L’immediatezza del cinema può aprire gli occhi sulla realtà con chiarezza e velocità sorprendenti. Prendiamo The Post. Ci dice tre cose sugli americani.

Primo, che leggere e scrivere con assiduità crea più danni alla vista di quanto si dice in Italia faccia l’onanismo: il 70% dei redattori del Post porta gli occhiali.

Secondo, gli americani sono i più sbadati del mondo nell’attraversare la strada: non c’è film ambientato negli ultimi due secoli nei quali non ci sia qualcuno che passi da un lato all’altro, trafelato, e venga spappolato o si salvi per un pelo; e The Post non è esente.

Terzo, la cosa più importante, la coscienza degli americani, quando messa all'angolo, risponde. Tanto quella dei singoli quanto su scala popolare.

 

Matthew Rhys

Coscienza. È il concetto che sta al centro del nuovo film di Steven Spielberg, tenuto d’occhio dall’Academy per la imminente consegna degli Oscar. Quella dalla quale prende via il tutto è la coscienza dell’analista militare Daniel Ellsberg, che nel 1966 vola in Vietnam per saggiare lo stato del conflitto e rendicontare Bob McNamara, Segretario della Difesa già sotto le amministrazioni di John F. Kennedy e Lyndon B. Johnson. Poi c’è una presa di coscienza, da parte di Katharine Graham, proprietaria del Washington Post, alla sua testa dopo la morte per suicidio del marito messo a capo del giornale dal padre di lei.

Disilluso dallo stato del coinvolgimento degli USA in Vietnam, Ellsberg nel 1971 trafuga quelli che furono definiti i Pentagon Papers per metterli nelle mani del New York Times e renderli di dominio pubblico: 7.000 pagine di rapporto segreto sulle reali ingerenze USA in Vietnam, per la durata di 20 anni e il coinvolgimento di quattro presidenti, JFK compreso.

Tom Hanks

“Andresti in galera per fermare la guerra?”, chiede Ellsberg a Ben Bagdikian, giornalista del Post che si mette sulle sue tracce per ottenere copia dei documenti quando la Corte Suprema, su pressione della Casa Bianca, blocca l’attività del Times. Passare il testimone è l’unico modo per mettere gli americani e il  mondo di fronte a quello che sta realmente accadendo in Vietnam. Ben Bradlee, vice capo redattore del Post – di origine armena e scampato al genocidio del suo popolo all’inizio del ‘900 –, benché intimo della famiglia Kennedy si spenderà totalmente per portare avanti la causa: questione di coscienza (e professionalità).

Meryl Streep

Ma l’ultima decisione, se pubblicare o no i papers, se coprire e spalleggiare Richard Nixon, spetta a Katharine Graham. Cosa farà la donna, amica intima di Bob McNamara che le chiede di prendere le sue difese per mezzo del giornale, rappresentante di una famiglia facoltosa legata a doppio filo con l’establishment, per giunta considerata dal consiglio di amministrazione del quotidiano una donna debole e senza qualità imprenditoriali?

Meryl Streep, Tracy Letts, Tom Hanks

The Post è un film che riflette sui lati oscuri della democrazia. Sulle connivenze tra potere e media, classe dirigente e stato dell’informazione che svolge un ruolo determinante nelle fortune e nelle disgrazie di un paese. Un film sulla indipendenza dei media e i suoi doveri. Sui pericoli che rischia di affrontare chi “si fa controllore dei potenti”. E sulla integrità morale che non dovrebbe mai venire meno all’informazione che – parole della Corte Suprema degli Stati Uniti come motivazione della sentenza favorevole al Post – “è al servizio dei governati, e non dei governanti”.

Meryl Streep

Spielberg ha tenuto a completare il film il più velocemente possibile perché considerava il caso di The Post quanto mai in linea con l’attuale situazione politica americana, quando ancora Ready Player One – che arriverà al cinema alla fine di marzo – era ancora in fase di post-produzione. The Post, però, bene accolto e in lizza per un paio di Oscar pesanti – miglior film e migliore attrice protagonista – in patria è stato al centro delle critiche da parte di alcuni dei veri protagonisti della storia, quelli dalla parte del Times, perché la visione di Spielberg sminuisce il ruolo del famoso quotidiano che in realtà fu il principale attore della vicenda.

La sentenza della Corte

Ma alla luce del film risulta evidente che le intenzioni del regista – e dell’autore della prima sceneggiatura, Liz Hannah – siano state di concedere ampio spazio al percorso umano di Katharine Graham; che per amore della verità, in un tempo nel quale la donna, benché di potere, era fortemente soggetta agli uomini e al loro giudizio, si è trovata nelle condizioni di mettere in gioco ogni cosa, compresi libertà e famiglia.

I veri Ben Bradlee e Katharine Graham

Non resta che considerare come il male si presti alla narrazione più facilmente dei buoni sentimenti. Basta pensare quanto Richard Nixon abbia portato fortuna a Hollywood. Tutti gli uomini del presidente, The Post  – praticamente il prequel del film con Robert Redford e Dustin Hoffman che interpretano i due giornalisti, del Post, che diedero il ‘la’ allo scandalo Watergate che portò alle dimissioni di Nixon – e Frost/Nixon – Il duello si devono alla pessima condotta del 37° presidente degli USA. Il Mahatma Ghandi quanti kolossal ha generato? Male vs Bene 3-1. Non c’è partita.

 

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