Thelma Book Cover Thelma
Drammatico, Fantastico
Joachim Trier
Eskil Vogt, Joachim Trier
Eili Harboe, Kaya Wilkins, Henrik Rafaelsen, Ellen Dorrit Petersen, Anders Mossling, Marte Magnusdotter Solem, Steinar Klouman Hallert, Ingrid Giæver, Oskar Pask,
Ola Fløttum
21 6 2018
Norvegia, Danimarca, Francia, Svezia
116’
26 6 2018, cinema Raffaello, sala 3

 

Alle Olimpiadi sempre a caccia di nuove discipline per coinvolgere ulteriori spettatori, dovrebbero omologare “Chi la spara più grossa”: non ancora riconosciuto come sport, ma di certo una pratica che coinvolge il politico così come chi ne sa di cinema.
Per il nordico Thelma i critici – i cui esaltanti giudizi sono riportati come va di moda sui manifesti – hanno scomodato nomi altisonanti come quelli di Alfred Hitchcock e Brian De Palma.

Il primo probabilmente perché in un paio di sequenze si tirano in ballo un pugno di uccelli che si infrangono su vetrate e/o altro; quanto al secondo si intende Carrie – Lo sguardo di Satana: per un filosofeggiare che chi scrive di cinema con cognizione [leggete e in giro e giudicate voi] vorrebbe a ridosso del paranormale, quando invece siamo dentro quella zona dell’inconscio sede di poteri, si dice, che non siamo in grado, se non in rari casi mai del tutto acclarati, né di richiamare a piacimento né tanto meno di controllare.
Mah (riferito a ai due registi menzionati).

In verità qualcuno ha citato Bergman e pure Polanski. Ma se ci sono gli uccelli suicidi o la telecinesi e una vittima trasformata in torcia umana, perché non ricordare la neve che accomuna Thelma a Shining e dunque a Stanley Kubrick. E dato che compare un fucile, che facciamo, vogliamo sprecare l’occasione per non citare almeno John Ford o Clint Eastwood?
Mah.

Una bambina e un adulto attraversano un lago ghiacciato e si perdono nella foresta che li circonda. L’uomo è armato di fucile. Alla comparsa di un daino lo punta sull’animale. Ma poi, lentamente, lo sposta verso la nuca dell’infante.

Henrik Rafaelsen

Dissolvenza. Sono passati gli anni e la bambina si è fatta ragazza, frequenta l’università lontano da casa e per un’ora il film diventa l’esposizione di riti & miti che costituiscono il corollario che introduce all’età adulta: l’alcool, il fumo, il sesso (via party & la discoteca). Tutto abbozzato alla velocità del bradipo. Lo spettatore non si arrende al torpore per merito della fascinazione che ha per sua natura la geografia, umana-naturale-architettonica, del grande nord: colori cerulei (la fotografia) che tendono al (grande) freddo: grigio e azzurro, o bianco abbagliante, luoghi puliti e ben organizzati da fare invidia – o rabbrividire – noi latini tutto genio e sregolatezza. (Mah).

Eili Harboe

Oltre la metà del film però qualcosa si muove, sembra arrivare la svolta. In realtà solo una scarica a basso voltaggio. L’elettroshock da Hitchcock e De Palma è tutt’altra cosa.
E il finale è oltremodo deludente. Incompiuto, confusionario, e senza coraggio. Ma anche prima, i chiodi che vengono disseminati lungo il sentiero non producono né forature né trapassano tome di scarpe e bucano palme di piedi: il dito puntato contro l’esaltazione religiosa, e la scienza che non sa dare spiegazioni né trovare antidoti, provocano solo graffi superficiali. E lo stesso misero risultato ottiene la palese presa di posizione sessista, benché questa volta anti-maschilista: i ragazzi sono schiocchi e insensibili, al minimo fanno scherzi – dato che il regista batte parecchio e picchia duro sulla religione – da prete; mentre le ragazze rappresentano il contrario, incondizionatamente, siano esse lesbiche o etero.

Kaya Wilkins, Eili Harboe

Insomma, chi o cosa è Thelma? Prima è un generatore di energia – latente ma ‘naturale’, quella nascosta tra inconscio e cervello, teoria affascinante – così potente da trasportare corpi avanti indietro nello spazio e nel tempo; ma poi, sul finale, arriva a lasciarsi “scappare” di mano poteri ultraterreni: guarirà la madre dall’handicap causato dal tentato suicidio con un tocco – così da perdere ogni magia proprio introducendo la magia.
Non svelo ciò che accade al padre, ma non posso fare a meno di sottolineare quanto il trattamento riservato da Thelma ai genitori non fa che avvalorare il binomio antagonista del femminile-buono (e meritevole), maschile-cattivo (da punire).

Ellen Dorrit Petersen, Eili Harboe, Henrik Rafaelsen

E, ribadisco, quel finale rovinoso: più confusionario che inspiegabile, più da Wonder che da Psycho o Gli uccelli: “in un certo senso sei un mostro ma è ok, ti vogliamo bene però vorremmo disintegrarti” (pensano i genitori); “sei un amorevole freak ma va bene così, almeno finché la tua mostruosità – a differenza del ragazzino di Wonder – si nasconde tre le pieghe e le curve di una giovane in procinto di sbocciare in tutta la sua bellezza” (pensa la fidanzatina). Cosa che andrebbe perfino bene se Thelma fosse un horror. Ma così non è (o almeno per altro si spaccia). E allora il tentativo di farne qualcosa di più complesso ma soprattutto alto, con implicazioni sociologiche sbrindellate, e teorie più cervellotiche di quelle che implica l’horror tout-court, non fa che annacquarne la consistenza.

Eili Harboe

Sarà per la prossima volta: se rivisto e corretto si potrebbe trarne un buon remake.
Il fatto è che nel mondo del cinema, paradossalmente, si tende a intestardirsi sul contrario, cioè rifare i film che sono riusciti in modo impeccabile. Come volere correggere Brigitte Bardot o Silvana Mangano con la chirurgia plastica. Temo dunque che Thelma rimarrà per sempre incompiuto e imperfetto.
Almeno hanno azzeccato un bel manifesto, cosa che capita sempre più raramente.

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