Thor – Ragnarok Book Cover Thor – Ragnarok
Fantasy, Fantascienza
Taika Waititi
Chris Hemsworth, Tom Hiddleston, Cate Blanchett, Idris Elba, Jeff Goldblum, Tessa Thompson, Karl Urban, Mark Ruffalo, Anthony Hopkins, Benedict Cumberbatch, Sam Neill, Matt Damon
Mark Mothersbaugh
25 10 2017
USA
130'
23 10 2017, Cinemma Raffaello, MO, (prima della Prima)

 

Terzo episodio che ha per protagonista – principale  ma non unico, come tipico delle orge Marvel – il Dio del Tuono, Thor – Ragnarok potrebbe essere l’ultimo della serie. Potrebbe, perché se al cinema tutto è possibile, quando di mezzo c’è la Marvel, fabbrica di meraviglie senza sosta, quel “tutto è possibile” va elevato alla “n”.

Chi ha visto Thor (2011) e Thor - The Dark World (2013) non potrà fare a meno di andare a ingrossare le fila dei fan che stanno gremendo le sale dove si proietta Thor – Ragnarok.

Come non potrà – forse – fare a meno di godere e gioire di un altro effervescente episodio ricolmo di infiniti scontri, battaglie, sorprese, colpi di scena, meraviglie computerizzate senza risparmio. Anche battute in odore di genere slapstick. Che non possono mancare, tutti insieme, laddove non c’è altro.

 

L’universo Marvel oramai è privo di qualunque freno, o di regole. Vale tutto. I suoi numerosissimi eroi – e cattivi – si incrociano per fare squadra e poi battersi. Darsi un sacco di botte che ammazzerebbero chiunque, salvo poi ripensarci e fare comunella. Poi mischiare le formazioni. Un po’ quello che accade nel mondo della politica italiana: altro esempio di quando la fantasia supera la realtà…
Umani e super-umani, Dei e figure mitiche. C’è di tutto. Mancano le creature leggendarie di Le Metamorfosi di Ovidio. E non sarebbe neppure male introdurre Paperinik e Super Pippo.

Thor

Questa volta c’è da sconfiggere Hela, primogenita di Odino e dea della morte che ha in mente di prendere possesso di Asgard. Ma come si fa, ci si chiede, a sconfiggere, anzi uccidere – quale altro modo per togliersi dai piedi una creatura così crudele e assetata di potere e distruzione? – la dea della morte. Non è una contraddizione di termini? Ma questo è la Marvel, nessuna meraviglia che tutto sia una meraviglia.

Hela, che caratterino…

Questo il succo della trama. Che non conta granché. Non vale la pena impiegare troppe energie nel concentrarsi su quello che risulta un particolare; proprio l’opposto di ciò che usa fare per qualunque altro genere di film: in Thor – Ragnarok le singole sequenze, gli episodi, valgono più del disegno complessivo. Le scenette, sarebbe più corretto dire, perché il tenore è generalmente quello della farsa. Valga su tutti, come esempio, il personaggio del Gran Maestro, il boss/monarca del pianeta Sakaar: una simpatica macchietta interpretata da Jeff Goldblum che per tutta la durata del film addita Thor come “lo zio del Tuono”.

Gran Maestro

Il dramma in Thor – Ragnarok non esiste. Neppure in minima parte, in breve alternanza alla commedia. Già si sa che lo scontro nell’arena sul pianeta Sakaar tra il biondone norreno e il verdone terrestre Hulk non avrà per esito alcun tragedia, ma solo un gran menarsi che non serve a nulla se non a una breve sosta lungo la corsa che porta al compimento della vicenda. Lo stesso sarà per le scaramucce tra Loki, Thor, Hulk, una Valchiria che procura gladiatori al Gran Maestro, fino a quando tutti insieme si coalizzeranno per combattere Hela. Che sparirà di scena – ecco trovata una regola –, senza precisarne il vero fato, così da poterla richiamare in attività all’occorrenza, in un prossimi episodio.

Thor raggiunto dal potere di Odino

Possono morire i comuni cittadini di Asgard, quelli sì, ma che ce ne frega: sono come gli umani che periscono, militi o no, ignoti; le comparse della Storia, nessuno sente il bisogno di sapere chi sono o di trepidare per la loro sorte. Neppure nei film. Muore Odino. Anche se ricompare quando ne sente la necessità. Beato lui che ha questo potere. Spero che nessuno si offenda per la soffiata ma questo non è un thriller. E neppure un film in senso ‘classico’. Perché Odino è come il Kevin di South Park. Oppure Kevin è proprio Odino che sì è stancato di tutta sta caciara che c’era ad Asgard e ha preferito, reincarnandosi, passare da un fumettone a un cartone. Più adatto alla sua età e alle sue stanche membra. Che tutti e due i prodotti, poi, per un verso o per l’altro, il cartone e il fumetto diventato film polpettone, fanno ridere.

La Valkiria

Come detto in questo rutilante blockbuster hanno valore i frammenti, le battute a volte da pura commedia. La fantasia sfrenata, informatica, con la quale si sono costruiti magistrali sfondi, città-mondo, esseri morfologicamente fantastici in tutti i sensi. Ma oramai ci siamo abituati, da anni. Perché non offrirci, invece, una bella narrazione, una storia avvincente, dei personaggi con i quali entrare in empatia, invece che intrattenimento dello spessore di un video game?

Asgard

Ai tempi della prima trilogia di Star Wars, invenzioni mille volte più naif – diventate tali con gli oggi di oggi – ci lasciavano a bocca aperta e non si dimenticavano facilmente. Ora tutta questa computer grafica, sopraffina, genera al massimo un sorriso, un battito di ciglia, uno in più e appena più veloce.

Bruce Banner e Thor

Ciò che veramente stupisce è la serietà con la quale attori di inequivocabile valore come Anthony Hopkins, Cate Blanchett, Jeff Goldblum, Mark RuffaloSam Neill e Matt Damon che offrono un gustoso cameo – affrontano un lavoro così lieve. Certo contribuisce il cachet che deve essere stellare quanto lo sfondo, ma tanto di cappello per la professionalità.

Hela spaccamartelli

Thor ha perso il martello, disintegrato dalla sorella Hela con una sola mano. Asgard è stata ridotta in cenere dal diavolaccio Surtur. Gli asgardiani superstiti volano via su un’astronave ma, ci si avverte, Asgard è semplicemente dove si trova il suo popolo. Dunque possiamo aspettarci che nel primo lotto di terra edificabile a buon mercato lungo la rotta potrebbe rinascere Asgard. In barba alla triste previsione di chi profetizzava che questa, vista la triste fine della terra natale di Odino, sarebbe stata l’ultima puntata della saga. Mai sottovalutare la forza della mancanza di regole della Marvel e il potere del botteghino.

Loki e la Valkiria hanno un amichevole scambio di opinioni

Alcune parole meritano di essere spese per la colonna sonora affidata a Mark Mothersbaugh, fondatore dei Devo, band statunitense che ha tracciato, va ammesso piacciano o no, un solco profondo nell’ampio campo della storia del rock. Sulle prime appare strano legare il nome della voce e tastiere del gruppo di Akron al commento musicale di un film così commerciale. Poi, a ben pensarci, visti singolarità del musicista e la natura de-evolutiva di Thor, la scelta appare del tutto giustificata. Anche se alla base del connubio, in realtà, ci sarà stato ben altro che la intrinseca natura musicale di Mothersbaugh.

Poster USA

E poi ci sono i Led Zeppelin, tellurici e martellanti al punto giusto, a mettere il vero suggello: Immigrant Song, come urlo di guerra di Thor, non potrebbe essere più azzeccato.

Resta da stabilire che ne sarà di Thor e Loki. Affitteranno un bilocale a Manhattan? L’ex Dio del Tuono rimasto senza martello dovrà chiedere aiuto a Ash/Bruce Campbell per un bastone da passeggio che si trasformi in sega elettrica, per passare dal raddrizzare torti a farli a fette? Si vedrà.

Forse comincerà l’era della sega, ma la saga non si può fermare. Almeno fino a quando incassa così bene come sta facendo al cinema Thor – Ragnarok.

 

 

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