Un profilo per due Book Cover Un profilo per due
Commedia
Stéphane Robelin
Pierre Richard, Yaniss Lespert, Fanny Valette, Gustave de Kervern, Stéphane Bissot, Macha Meril, Pierre Kiwitt, Anna Bederke
Vladimir Costa
31 8 2017
F, D, B
100
6 9 2017, cinema Raffaello, Mo

 

Poiché mi avvio a diventare come il protagonista di Un profilo per due – barba e capelli bianchi, misantropo, dipendente da alcool e medicine, solo – ho pensato di andare al cinema a vedere come se ne esce grazie all’uso del pc, al miracoloso mondo delle chat che, come dice Pierre, offre migliaia di donne senza mettere il naso fuori di casa. Si scherza, dato che siamo in argomento di commedia. Una commedia degli equivoci vecchia maniera, tanto da adoperare i rodati meccanismi che risalgono a Goldoni, della consistenza – il film – di un maglioncino estivo da mettere sulle spalle al finire della stagione, per una oretta e mezza prima di rincasare, infine togliere e dimenticare dove si è riposto.

Prima ci sono stati la e-mail, la lettera, l’incontro fuori sincrono, la conversazione sbagliata. E così via. Ora il social. Ma è sempre il gioco dello scambio delle parti. Si sorride. Anche se in sala c’è chi sghignazza di gusto. Gente che probabilmente non va al cinema dai tempi delle comiche di Mack Sennett. Meglio tenerli lontani dai film dei Fratelli Marx, di Chaplin o Totò, rischierebbero la paresi facciale, di restare per tutta la vita con un sorriso che va da un orecchio all’altro stampato in volto, come familiari stretti del Joker antagonista di Batman.

Pierre è un settantanovenne che ha perduto la moglie, si è chiuso in casa a guardare i vecchi filmini muti su bobina che la ritraggono e ha tagliato i ponti col mondo.  La figlia preoccupata gli regala il suo vecchio computer e lezioni di apprendimento del diabolico accrocchio per mezzo del fidanzato della smandrippata, a sua volta figlia e, nipote di Pierre. Ne nasce una serie di piccole catastrofi e/o rinascite sentimentali a catena che sono quelle che abbiamo visto in centinaia di film. Ci si scompiscia, vivaddio, perché quando a Pierre si chiede se ha aperto una finestra del pc, questi si alza per spalancare la porta finestra che conduce al balcone.

Ma il meccanismo per quanto semplice è ben congegnato e alla lunga, tra la scorrevole, piacevole e misurata inconsistenza, si fa strada anche qualche battuta più incisiva. Un traguardo, di questi tempi, di questi film. Come prevedibile, alla fine ogni pezzo troverà la giusta collocazione e tutti – ma proprio tutti – vivranno felici e contenti.

Poi c’è quello che leggerete in qualunque sito che si occupa di cinema: bravi attori (Pierre Richard è una istituzione della comicità francese), regia qui e ambientazione là. Bla bla su e bla bla giù. Per farla breve, il minimo sindacale da garantire a chiunque paghi un biglietto per il cinema.

Cercando di cogliere qualche dritta su come destreggiarsi in ambito sentimentale alla soglia degli 80 anni e al tempo di Internet, credo che in una cosa non riuscirò proprio, per quanto abbia ancora davanti un po’ di tempo per provarci: vivere in un appartamento dotato almeno di una camera per ruga in centro a Parigi. Che di certo aiuta sia a trovare una compagna, sia a starsene chiusi in casa ad ammazzarsi di partite del PSG o godersi vecchi film, farse comprese, indimenticabili.

Si scherza, è una commedia. Come la vita.

 

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