Ieri al cinema ho visto Red Sparrow e oggi per una strana casualità mi sono trovato faccia a testolina proprio con un pettirosso solitario quanto il passero di poetica derivazione. Il fatto è oltremodo curioso perché questi animaletti viaggiano in stormo. Ne avevo visto uno in campagna qualche giorno fa. Le decine di componenti che setacciavano uno scabro campo alla ricerca di qualcosa da mangiare.

Oggi stavo gettando un sacchetto del pane oramai vuoto. Il pane del giorno precedente del giorno precedente del giorno precedente. Non mi piacciono gli sprechi. Nonostante ciò non ne sono esente. Ma laddove riesco a controllarmi faccio attenzione. Quindi il pane per me va bene fino a quando non si può usare in cantiere se manca un mattone. Stavo dunque per accartocciare il sacchetto quando ho pensato che sarebbe stato meglio rovesciare il mucchio di briciole che restava sul selciato innevato del parcheggio nel quale sostavo. Che avrebbe fatto comodo a qualche volatile in viaggio verso terre migliori non solo per le condizioni climatiche.

Non ho fatto in tempo a rimontare in auto e rispondere a una telefonata che un pettirosso si era posato, e dal bordo del cerchio delle briciole ha preso a osservarmi sospettoso, sbatacchiando la testolina a brevissimi scatti di qua e di là. Una palla grigia con una livrea più scura e una coda lunga e sottile. Un becco affilato ed elegante che sembrava schizzato da un designer. E il bavero di colore arancio/marroncino sotto il becco che gli dà il caratteristico nome. Gli occhi due punti neri che ti davano l’idea di furbizia, che ti stava proprio controllando.

Il piccolo pennuto si muoveva a piccolo balzi, e da qualunque parte si girasse e prendesse posizione non mi perdeva d’occhio. Poi becchettava e si fermava ancora a guardarmi, chiedendosi cosa fosse quella sagoma dietro il finestrino, se costituiva un pericolo. Così per diversi minuti, fino a quando ha deciso che era sazio ed è volato via. Quanta bellezza e grazia c’è in una forma di vita così semplice.

Mentre giravo l’auto, sulle molliche rimaste è planata una gazza che a confronto con l’uccellino pareva un bombardiere. Mi ha riportato alle banalità che bofonchiava Paola Maugeri dai microfoni di Virgin Radio, con quella insistita, posticcia, ebete positività sa di robot, di Spotify quando decideranno di fare playlist composte di discorsetti vani che dovrebbero aiutarvi ad affrontare meglio la giornata, la settimana, il mese, la vita, l’aldilà. Parole più leggere delle briciole di pane. Chè quelle almeno sono servite a offrire un lauto pranzo al pettirosso.

 

 

 

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