Niente riesce a fermarli. Non c’è cosa che può impedire a un uomo – o una donna, evidente – di uscire col cane per stimolarlo a espletare i bisogni corporali. A qualunque ora del giorno e della notte, che ci sia un freddo tale quale il gelo che ha sconfitto napoleonici e nazisti in Russia, o un caldo che la Death Valley al confronto sembra Courmayeur a dicembre, vi imbatterete in qualcuno col cane al guinzaglio. Se ne vedono molti di più di quanto siano i genitori che tengono per mano i figli. Negli anni ’80 c’erano gli uomini col borsello, immortalati da Elio & Le Storie Tese. Sono finiti nel dimenticatoio, sostituiti dall’uomo col cane.

Una volta, i pochi rappresentanti che appartenevano alla rara categoria erano navigati donnaioli soliti usare l’animale come esca per attaccare bottone. Si dice che era una strategia di successo. Funzionava con altrettante donne che portavano a spasso il loro cane. I due animali si incrociavano, si annusavano. Si saltavano addosso. Dopo una bella cena. Intendevo i bipedi, ovviamente, gli accompagnatori. Ora, tale è il numero degli iscritti alla tribù, che sarebbe come pretendere che una donna cascasse ai vostri piedi perché l’avete abbordata con un “ciao, dove ci siamo già visti?”.

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Il cane oggigiorno si accompagna per una passeggiata che ne stimoli lo svuotamento di vescica e intestino. Altro che originale rompighiaccio per una potenziale seduzione. Con una pazienza e una disposizione che raramente ho visto praticare nei confronti di figli, parenti e amici, gli accompagnatori – padroni, forse non è politically correct –  si fanno strattonare di qua e di là, aspettano con la condiscendenza che non hanno nel fare la fila alla cassa, osservano con la benevolenza che si mette quando sei in attesa di una buona notizia che tarda ad arrivare. Quando arriva il trepidante momento, una parte di essi, uomini e donne, urbanamente raccoglie le calde, tenere, odorose, scorie lasciate dall’animale lungo marciapiedi, pedonabili, sentieri, prati dei parchi, aiuole.

Pochi giorni fa ho visto una signora raccogliere il prodotto residuo dell’amato quadrupede: con la mano destra teneva il guinzaglio, nella sinistra  il brunito raccolto che avvolgeva, in un ricercato e artistico contrasto di colori, dentro un fazzolettino di carta bianco. Ha percorso tutta la via, fino a scomparire alla mia vista, così: tenendo l’estremità sinistra staccata dal fianco e sospesa ad altezza spalla, nello stile di un elegante cameriere che porti in tavola, su un vassoio d’argento, per lo meno un arrosto di pernice. Devo dire che ho apprezzato la scena, anche se ancora non riesco a immaginare dove la signora possa avere depositato il non-digerito del piccolino. Forse l’ha portato a casa per farne un calco, per una collezione nello stile della zappiana Cynthia Plaster Caster.

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Ma ci sono quelli, non pochi, che lasciano il molliccio ordigno sganciato lì dove si trova. Forse sono mariti alla fine di un rapporto che stanno eseguendo stancamente i detestati ordini dell’insopportabile compagna. Hanno le mani in tasca, niente guinzaglio con il tipico sacchettino annodato allo stesso. Seguono il cane distrattamente, assorti nei loro pensieri. E ci sono quelli che, geniacci, aprono il cancelletto del cortile di casa e fanno uscire la bestiola che si arrangia per conto suo. Che dopo avere fatto il bisognino ritorna sui suoi passi, et voilà, il gioco è fatto, nessuno si è sporcato le mani. Forse domani non sarà lo stesso per i piedi, speriamo perlomeno calzati, di qualcun altro.

Sono stato anche testimone delle imprese di un amorevole vecchietto bene, canuto, passo incerto e bastone, accompagnato da un cagnolino immacolato e impettito e trottante che faceva pendant con il biancore del vetusto e saggio padrone. Usciti oltre le colonne di una villa circondata da tale razza di parco che se ti ci infili senza conoscerlo da anni di frequentazione, o GPS satellitare, rischi di fare la fine di Jack Nicholson in Shining, una volta che il riccioluto piccolino ha defecato nel bel mezzo del suolo pubblico, la consolidata coppia è placidamente rientrata nell’intonso regno personale che di certo, in quei quattro lati di confine, li vede ligi alle regole della buona creanza, irreprensibili, netti, ma di certo mal disposti verso un mondo esterno – frequentato da poveracci & villani – che immagino siano soliti definire, visto il modo di agire, un po’ a parole un po’ abbaiando, “di merda”.

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Ma anche questo costume, che piaccia o no, cambierà. Lo insegna la storia. E la storia anche più incalzante del marketing e di un mondo consumistico che, nonostante il palese fallimento del modello, continua imperterrito sulla stessa strada. Andavano di moda i criceti, poi gli uccellini – canarini e cocorite – nelle loro gabbiette, i pesci rossi nelle bocce di vetro insieme al costoso corrispettivo delle classi abbienti costituito da pesciolini esotici terribilmente fragili che schiattavano a frotte in acquari (poco) sapientemente riscaldati e illuminati. Poi sono arrivati gatti e cani, che nelle preferenze di umani bisognosi di compagnia hanno spazzato tutto il resto. Verranno sostituiti anch’essi. La gente ha bisogno di novità, perché i persuasori occulti – ora più accolti che occulti –, le industrie coinvolte che vedranno lo sfruttamento commerciale del fenomeno – cibo ad hoc & chincaglieria varia – alla fine del ciclo, ci convinceranno che è ora di passare a qualcosa di meglio.

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I cani, obiettivamente, erano diventati estremamente nervosi e necessitavano di troppo tempo e troppa attenzione. Ci diranno questo. Ora si potrebbe tenere in casa, in cortile, in garage ma anche in cantina o nello spazio esterno dove si parcheggia l’auto, una mucca. Una mucca intanto non abbaia. Cosa che dopo l’avvento di sistemi di allarme e telecamere di tutti i tipi è diventata pratica del tutto obsoleta se non, diciamoci la verità, alquanto fastidiosa. La mucca è capace di stare ferma nello stesso punto per ore mentre il cane vi sballottava da una parte e dall’altra, e con quelli di grossa taglia c’era poco da opporre resistenza. Produce latte, genuino, fresco di giornata. Un modo concreto di ripagare l’affetto che gli offrirete ben presto senza condizioni. Hanno gli occhi così languidi! Anche i più cinici ne saranno inteneriti. Anche i pochi che non avevano un animale.

I possessori di una casa con giardino potranno lasciare scorrazzare la loro mucca senza la preoccupazione che azzannino un vicino a caso o il postino, e si vedranno mangiare l’erba risparmiando tempo per la tosatura e soldi per l’acquisto di un costosissimo taglia erbe. Certo la mucca produce anche una bella quantità di escrementi in più del cane. Ma questo significa dare impulso a una industria che convertirà la produzione alle rinnovate esigenze. E di conseguenza creare nuovi posti di lavoro. In altre parole, mettere in movimento un’economia che andava arrancando.

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Dunque i cittadini corretti si doteranno di nuovi strumenti: pale per raccogliere i residui dell’eterno ruminare delle loro nuove amiche, sacchi più capienti o secchi di metallo o plastica per trasportare il tutto magari fino a casa, come abbiamo visto sinora faceva solo qualche rara emula di Cinthya Plaster Caster per misteriosi motivi, perché – a differenza dell’inutile sozzeria dei cani – quella delle mucche è popò utile poiché eccellente concime per i fiori del giardino o le coltivazioni dell’orto. Nessuno si permetterà di lasciare una traccia così evidente del passaggio della sua mucca, almeno all’inizio.

Inoltre la mucca è il genere di bestiola che non si può fare uscire di casa da sola per fargli fare i bisognini, e poi sperare che riprenda la strada di casa. Va accompagnata. Anche perché, visti i tempi e la fame che circola tra esodati, pensionati e disoccupati in genere, la mucca rischia di trovare posto, sotto forma di fettine tagliate con cura, su una tavola a un indirizzo diverso.

All’inquinamento acustico, il pezzato bovino darà un contributo davvero minimo, emettendo un muggito saltuariamente, che non attecchirà di mucca in mucca come accade oggi con i cani, ma finirà nello spazio di un paio di animali la cui voce si rincorrerà per breve tempo, ma soprattutto con gentilezza. Una sorta di canto al quale la gente non solo si abituerà in fretta, ma verso il quale tenderà le orecchie con benevolenza se non con vero e proprio interesse.

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La mucca forse la comprerò anche io. Ci sto già pensando. Gli piace la musica, è assodato, i Pink Floyd che a quei tempi erano una passo avanti, l’avevano capito già all’inizio degli anni ’70. Con sottofondo di musica, che a casa mia non manca mai, le mucche producono più latte. Come si fa con l’energia che proviene dai pannelli solari, il surplus lo venderò ai quei rari vicini che, eccessivamente sentimentali e po’ sclerotizzati, non saranno riusciti a liberarsi del vecchio cane. C’è sempre qualche inadeguato nostalgico che non sa cogliere il vento del rinnovamento.

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