Do Not Disturb Book Cover Do Not Disturb
Van der Graaf Generator
Progressive
30 9 2016
UK
Esoteric Antenna - EANTCD 1062 / EANTLP 1062

 

In prossimità dell’uscita del nuovo disco dei VdGG si è sparsa la voce che Do Not Disturb potrebbe essere l’ultimo della gloriosa sigla. Forse qualcuno ha dato peso al simbolismo che si nasconde nella copertina: una foto scattata dalla figlia di Guy Evans nella quale i tre sembrano prossimi a uscire di scena, oppure al contrario a entrare – con lo stesso risultato – in una zona di buio assoluto pronta a inghiottirli per sempre. O magari a certe parole scritte da Peter Hammill che sanno di epitaffio: “all that’s done is done” (Bought To Book); “it’s time to leave… it’s time to let go…” (Go).

Altri staranno pensando all’età che avanza e si vede: e con i VdGG non hai mai certezze in quanto a scadenze, un disco può essere registrato e pubblicato fra un anno come fra cinque. Ma Peter Hammill, riguardo all’illazione ha dichiarato: “Chi lo sa? Non piace dirlo, ma per adesso è così. Naturalmente non stiamo ringiovanendo, ma vogliamo sentirci motivati, ed è quello che è successo per questo disco”.
Disco nel quale chi segue la band da tanto troverà tutto quello che cerca. La voce inconfondibile di Hammill che non punge più ma emoziona ancora, la voce – intesa come marchio che si cerca anche nello stile di uno scrittore – inconfondibile della band. E qualche piccola novità che non sa di rivoluzione ma è indizio di quella “motivazione” citata dal leader.

Subito, Aloft si presenta con la voglia di stupire, con quella chitarra che apre e chiude il brano come dovesse entrare in scena Chris Isaak; e il primo accenno di fisarmonica, strumento inserito da Hugh Banton per amplificare la palette sonora. Ma le chitarre grondanti riff da hard band di (Oh No I Must Have Said) Yes, che scivolano in un insolito break da jazz club (pensato da Evans), per riprendere a ruggire ancora più graffianti, non sono meno sorprendenti. Non si tratta però di facili escamotage per avvicinare nuovo pubblico, perché su Do Not Disturb ci sono soprattutto i VgDD del lungo corso, che a tratti suonano davvero come questo fosse l’ultimo disco.

Brought To Book e Almost The Words sono i piatti forti, che con tutti gli ingredienti da ricetta buona della ‘casa’ - dalle lunghe parti macerate nell’introspezione alle fluide incursioni al Hammond di Banton (che dice di avere composto il riff di Almost The Words il giorno dopo i fatti del Bataclan di Parigi, pieno di rabbia), ai viscerali interludi che impastano parole e musica in ardenti epiloghi - si candidano a diventare standard della band, almeno nella fase del nuovo millennio.

Ma Alfa Berlina e Room 1210, dedicate ai chilometri su chilometri macinati e all’esilio nelle camere d’albergo quando in tour, la prima col tono effervescente dei giorni del trionfo italiano di Pawn Hearts, la seconda nel modo tipico del Hammill riflessivo; così come la baldanzosa Forever Falling (che manca nella versione in vinile), l’insolito frammento strumentale Shikata Gai Na (manca anche questo) che sarebbe piaciuto ad Alfred Hitchcock, e Go che chiude il lavoro in modo meditativo, riflettono l’immagine di una band che ha ancora cose da dire e sa come dirle.

Do Not Disturb sarà l’ultimo disco dei VdGG? Le ultime notizie dicono che la band sta vagliando date dal vivo per il 2017, e che Hammill ha già composto metà dei brani del prossimo lavoro da solista. Vecchietti sì, ma senza alcuna voglia di andare in pensione. Se i bookies quoteranno la scommessa, punterò sulla pubblicazione del 14° disco di studio.

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