Rosetta Book Cover Rosetta
Vangelis
Instrumental, Progressive
23 9 2016
Decca ‎– 5700631

 

Questo potrebbe essere l’evento discografico dell’anno. Ma ogni volta – ogni rara volta - che esce un disco di Vangelis, è un avvenimento. Se non l’Avvenimento. Perché il musicista è un personaggio schivo e parco nelle produzioni. Perché è un grandissimo compositore. Perché ha scritto e interpretato la musica per Blade Runner. Toglietemi Blade Runner e mi porterete via un pezzo di vita. Togliete a Blade Runner la colonna sonora di Vangelis e gli toglierete un pezzo di vita non indifferente.

Era qualcosa come 15 anni che il greco non registrava musica slegata da un progetto cinematografico, e idealmente Rosetta parte proprio da quell'ultimo lavoro che è  Mythodea: Music for the NASA Mission: 2001 Mars Odyssey. Ha detto Vangelis che “mitologia, scienza ed esplorazione spaziale sono argomenti che mi hanno affascinato fin da bambino. E sono sempre connessi in qualche modo con la musica che scrivo”. Al punto che l’ispirazione che sta alla base di Rosetta deriva dal progetto della European Space Agency per portare il modulo Philae sulla Cometa P67. Una missione della durata di 12 anni, completata il 30 settembre, quasi in perfetta coincidenza con la pubblicazione di Rosetta. Come era avvenuto per Mythodea, che nonostante fosse pronto già da un paio di mesi Vangelis ha posticipato fino al 23 ottobre 2001, il giorno nel quale la sonda spaziale 2001 Mars Odyssey è entrata nell’orbita di Marte. Simbologie.

Allo stesso modo di Do Not Disturb dei VdGG, tra le note di Rosetta non ci sono novità ma certezze. Il disco è un compendio di quello che già sappiamo di Vangelis. Momenti di misteriosa sospensione (Infinitude e Sunlight) e gravoso lirismo (Rosetta), di tensione (Phila’s Descent) e sinfonismo (Elegy). Il liquido pianismo di Exo Genesis, la delicatezza di Celestial Whispers, o la voce dei sintetizzatori lasciati liberi di scorrazzare di Albedo 0.06 e Perihelion, la breve Mission Accomplie (Rosetta’s Waltz), il frammento più debole: un ‘modulo’ sonoro in grado di  lanciarvi in un viaggio multidimensionale – mente/tempo/spazio. O almeno questa è la sensazione che vi offre la musica di Vangelis. Suggestioni.

Return To The Void è paradigmatico e magistrale: è l’epilogo ma suona come un prologo. L’inizio del futuro lavoro. Se e quando ci sarà. Le pause alle quali ci ha abituato il monumentale greco sono della dimensione degli argomenti ai quali si accosta di volta in volta: Alessandro il Conquistatore, Colombo, El Greco, Antartico, Terra, Paradiso e Inferno. Lo Spazio. Solo lui sa da quale Sistema è riemerso, e in quale altro prima o poi si ritufferà. Vangelis è tornato. Non perdete l’occasione.

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