Adoro i Grandi Vecchi del rock. Hanno qualcosa in più rispetto ai Grandi Giovani del rock. Per lo meno l’esperienza. Dote che, per dirlo con una espressione – orribile – che va di moda, è ‘tanta roba’. Mal sopporto, invece, i vecchi grandi del rock. Una volta grandi, ora tanto vecchi. Quelli che hanno creato molto, merito che nessuno intende portare via loro o dimenticare, ma cominciano a dare segno di inequivocabile stanchezza, se non di irreversibile declino. Perché non si prendono una pausa o non si godono la meritata pensione?, lasciando un buon ricordo e un po’ di spazio per gli altri, ché non ce n’è mai abbastanza.

Franco Battiato appartiene alla categoria dei veterani bolsi che languono al tiepido sole delle glorie passate. Sono anni che ci propina la stessa minestrina, eppure la lode sperticata è sempre pronta, all’unisono, all’italiana: proni al cospetto del potente i critici. Non importa se potente musicista, politico, procuratore, uomo d’affari, faccendiere. Indefessamente pronti all’osanna i fan.

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Ora in radio si sente a ripetizione il singolo che anticipa il nuovo lavoro, Le nostre anime. Il nuovo lavoro – generoso eufemismo – sarà una antologia che lo stesso Battiato, con parole da reclame TV del materasso, descrive in una intervista al quotidiano La Stampa come “Un best incandescente. Con 100 euro compri un box con film, documentari, opere, tutto quello che ho fatto. Più due inediti e una cover. In fondo non è una cifra forte”. Sono elettrizzato, soprattutto al pensiero della cover in duetto con quel genio universalmente riconosciuto della musica noto come Mika: Center of gravity. Che, per non togliervi il gusto della sorpresa, non vi dirò da quale canzone trae origine. Difficilissimo, non potete indovinare.

Poi una seconda cover, Se telefonando. Sulla quale si erano già fiondati i Delta V nel 1998 con buon intuito e buon esito, e Nek lo scorso anno, facendone fruttifero scempio per il Festival della Canzonetta di Sanremo. Lento, stanco, confuso perfino nella scelta della cover, il Maestro. Ma la munificità del Maestro non ha limiti, e che scherziamo? Ecco allora un altro inedito dal titolo Lo spirito degli abissi. Per tale titanico sforzo 100 euro sembrano quasi pochi.

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Nessuna sorpresa, per carità, così fan tutti (intendo i rocker dall’ampio catalogo), e così fanno tutti i fan del catanese che già conoscono la pratica di sedere a una tavola imbandita con materiale ricucinato, rimasticato e risputato nel piatto del commensale aggiungendo o togliendo una spezia, un pizzico di inconsistenza. Nessuna sorpresa e nessuno scandalo. Ma l’ennesima occasione persa: nel profondo, uno si aspetta che un giorno, uno dei tuoi idoli musicali, uno solo, sarà capace di dire “no”. Non è Battiato, 70 anni, grana sul conto corrente come se piovesse, presunzione da guru: Gurdjieff, monaci sufi, dervisci e compagnia roteante… che poi si adopera con accorata partecipazione alla più becera operazione fuffa-truffa.

Jannacci, magari. Lui forse nel 2015 avrebbe reinciso “Quelli che” alla milanese, senza un pirla come Mika tra le balle, aggiungendo una strofa:

“… quelli che non fanno la cover di Se Telefonando… e nemmeno di Piange Il Telefono… quelli che… quelli che mandano a fanculo la Universaloh yeah…”.

Ma che nessuno tema di restare escluso, perché Anthology – Le Nostre Anime sarà disponibile anche nella versione triplo CD per sciuscià. Non se ne conosce ancora il prezzo, ma la discografia fa bene i suoi calcoli, non lascia per strada nemmeno gli spiccioli.

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Sui social ho intercettato molti commenti positivi al singolo che oramai singolo non è più. Sembra che basti circondarsi di musicisti di valore come Gavin Harrison e Jakko Jakszyk, ed ecco che la slavata ciofeca si trasforma nel migliore dei caffè alla napoletana. Della musica ho già detto, ma il testo – dello stesso Battiato – risulta oltremodo stucchevole. A definirlo bastano le parole che chiudono il brano:

Le nostre anime cercano altri corpi in altri mondi / dove non c’è dolore / ma solamente pace e amore, amore”.

Sarebbe questo il desiderio di una coppia, di età indefinita, incontratasi per caso “nella stessa galleria dove ci siamo lasciati e persi di vista come succede spesso nella vita”. Ricorda da vicino lo scipito Innamorarsi (1984), con Robert De Niro e Maryl Streep, del regista Ulu Grosbard che poco dopo smise di fare cinema. Insomma, se un fortuito caso vi rimette sullo stesso binario, solo una o due stazioni più avanti, tu e l’occasione sentimentale della tua vita andata smarrita, l’unica cosa che da lì in avanti potrà frullarti tra mente & cuore & budella & basso ventre, è l’approdo in un di luogo dalla ‘geografia’ fideistico-cattolica, là dove brilla la luce infinita, e si tende alla contemplazione. Alla pace eterna che sa di un al di là paradisiaco, in uno stato di beata, beona, beatitudine.

Ma come? Hai ritrovato l’oggetto dei desideri di una vita e non ci sono scossoni, niente furore dei sensi, né inquietudine, deliquio, ardore, men che meno il desiderio di un contatto fisico. Nulla di tutto ciò che ha mosso, sospinto e generato una quantità d’arte incalcolabile, in tutte le forme, dagli albori a oggi: perché Romeo e Giulietta, Paolo e Francesca, Lesbia e Catullo, George Sand e Alexandre Manceau, ma pure Arthur Rimbaud e Paul Verlaine, o Sid & Nancy, sono stati e sono piante, ancorché percorse e vitalizzate dalla linfa dell’estasi bruciante, rigogliose di tormento, strazio, dramma e carne.©Claudio Bernardi/Lapresse Roma, 23 ottobre 2014 - Auditorium Parco della Musica Festival Internazionale del Film di Roma Spettacolo Red Carpet "Due Volte Delta" nella foto: Franco Battiato

Battiato non è mika uno qualunque, ma anche per lui è giunto il momento di stare lontano dalla sala di registrazione per un po’ e di sostituire il palco col parco, dove trascorre più tempo coi nipotini.

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