Venom Book Cover Venom
Fantasy, Fantascienza, Supereroi
Ruben Fleischer
Jeff Pinkner, Scott Rosenberg, Kelly Marcel, Will Beall
Tom Hardy, Michelle Williams, Riz Ahmed, Scott Haze, Reid Scott, Jenny Slate, Melora Walters
Ludwig Göransson
4 10 2918
USA
112’
9 10 2018, cinema Raffaello, sala 3

 

Visto uno li hai visti tutti. Non è proprio così ma quasi: sono i film che si basano sui super eroi Marvel. Potremmo partire proprio dal finale di Venom che ricalca quello di Black Panther, campione di incassi della scorsa stagione.

I due antagonisti, buono e cattivo, si scontrano quasi allo stesso modo; non solo, i loro costumi e nei loro costumi – anche se per Venom non si tratta di tutina – hanno le stesse sembianze. Lo sfondo della tenzone quasi identico. Il frenetico montaggio e le botte non si distinguono.

 

La differenza, allora, considerato che oramai la computer grafica offre il massimo per qualunque film di questi giorni che necessita di effetti speciali, la può fare l’elemento meno influente per tale genere di narrativa (cinematografica). Il fattore umano. E Tom Hardy in questo senso offre quel qualcosa di più. La sua presenza si nota e dà l’idea che ha un peso specifico, non determinante ma cospicuo, per la riuscita del film.

Tom Hardy, Riz Ahmed

Sì, perché Venom funziona meglio di Black Panther, di Thor Ragnarok, e della super-internazionale-interplanetaria prova corale di Avengers – Infinity War (per citare solo alcuni degli ultimi titoli). Il motivo? Forse per il fatto che entra in gioco un alieno che sa lontanamente di La cosa, Alien, e tanti apparentati dai tempi di L’invasione degli ultracorpi. Forme di vita orribili e letali che ti strappano prima l’anima del corpo. Anche se nel caso di Venom/Eddie Brock l’alieno non prenderà mai il sopravvento e anzi entrerà in sintonia proprio con il fattore ‘umano’ del suo ospite, al punto da apprezzarlo e sorprendersi della sua sopraggiunta tolleranza. Che sa di umanità.

Venom e qualcuno che per lui perderà la testa

Forse perché (dicevamo del buon esito di Venom) il gigioneggiare di Tom Hardy/Eddie Brock è discretamente mantenuto in carreggiata, e di conseguenza una parvenza di ‘serietà’ sopravvive. Aiuta di certo che a differenza degli scontri tra super buoni e super cattivi, dove nonostante le mazzate stellari non si fa veramente male (cioè passa al creatore) mai (o così raramente) nessuno, almeno Venom si mangia gli umani a partire dalla testa. Per quanto si tratti di cattivoni che meritavano una brutta fine.

Venom vs Riot

Come dire che da qualche parte si arriva, invece della solita pari e patta. Anche se poi ci si appiglia a un metodo che sa di quella stramba regola che si usava quando si giocava a calcio (anzi a “pallone”) nel cortile di casa: ogni tre calci d’angolo un rigore, giusto per fare progredire il risultato: qui ogni tre mezze calzette umane dalla capoccia staccata a morsi si può segnare un metaforico punto; cosa che non si totalizza con una scazzottatura tra Thor e Hulk che provoca solo graffi e sa di 0-0. E poi vedere (immaginare, in verità: un momento prima l’inquadratura svicola) un po’ di sangue, allo spettatore fra proprio piacere, che diamine. Inoltre è una naturale conseguenza della distruzione che aleggia sovrana su tutta la serie: che fantasy va bene, ma favoletta no. Siamo venuti a vedere ‘sfasciamondi’ e ‘succhiarazze’, mica mezze pippe Disney.

Michelle Williams, Tom Hardy

Venom, infine, prospetta sviluppi meno prevedibili di quelli che si possono associare ai protagonisti del mondo Marvel. E comunque il fatto che sia, se non scorretto, almeno politicamente – ma soprattutto eticamente: non conosce pietà – poco corretto, che grazie a Dio si confonda tra bene e male, al cospetto di una parata di campioni senza macchia come quelli che costituiscono gli Avengers e tutti gli altri gruppi (o singoli) più o meno associati di bellimbusti/buste in calzamaglia e mantello, questo suo stare in bilico tra umanità e bestialità (from the outer space), almeno per adesso, fa della sua mostruosa maschera, ed entità, il più azzeccato degli ultimi film basati sugli eroi inventati dalla fantasia della cricca diretta da Stan Lee. Che come sempre compare in un cameo, questa volta cagnolino al seguito.

L’alieno saggia un ospite

Il secondo parametro Marvel che viene invariabilmente soddisfatto, diventato una sorta di marchio di fabbrica insieme all’immancabile comparsata dell’eterno Lee, è la breve sequenza dopo i titoli di coda che offre uno spiraglio su quello che sarà il prossimo, inevitabile, episodio. La notizia, piuttosto, è che in fatto di titoli di coda probabilmente Venom batte il record mondiale di durata: i nomi di coloro che hanno contribuito alla realizzazione del film sono letteralmente migliaia. Quando ancora esistevano gli elenchi telefonici cartacei, la maggior parte delle cittadine di provincia, quelle che si trovavano dopo l’elenco principale, listavano meno nomi.

Venom

Insomma, lo spirito di resistenza dei giovani – sono loro a riempire la sala, non è una sorpresa – di questi tempi si fortifica più al cinema che in palestra. Almeno la loro tenuta nervosa. Sembra un esperimento che la dice lunga sulle false aspettative: a fronte di pochi secondi che valgono una frase smozzicata e una manciata di immagini, tutti rimangono incollati alla sedia come sullo schermo fosse in procinto di comparire il numero di un biglietto venduto all’entrata vincente una grossa somma di denaro. Concentrati come non mai. Non li farebbe uscire prima neppure una scossa di terremoto che pure da queste parti si è sentito.

In aula, a scuola, sul finire delle lezioni, quando comincia a scarseggiare l’interesse, dovrebbero adottare un escamotage del genere.

 

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