Vice – L’uomo nell’ombra Book Cover Vice – L’uomo nell’ombra
Biografico, drammatico
Adam McKay
Adam McKay
Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell, Sam Rockwell, Tyler Perry, Alison Pill, Jesse Plemons, Lily Rabe, Justin Kirk, LisaGay Hamilton, Shea Whigham, Eddie Marsan, Bill Pullman
Nicholas Britel
3 1 2019
USA
132’
3 1 2019, cinema Astra, Modena, sala Turchese

 

Dedicato a tutti coloro che sono indecisi se andare a votare oppure no. Questa è la spallata decisiva.

 

Gli yankee nell’armadio hanno più scheletri che camicie ben stirate, è risaputo. Ma quando si tratta di gettare luce sul peggio del loro campionario, non si fanno mettere la museruola. Vice è un magnifico, durissimo, a tratti artistico, atto di accusa contro la politica americana e il potere in generale. E la storia di un uomo qualunque che la voce fuori campo del narratore, il cui ruolo si scoprirà solo in un secondo momento, descrive come “un buono a nulla, con le parole di quei tempi”, il 1963, “un pezzo di merda, secondo il linguaggio di oggi”: un operaio ubriacone e rissoso, finito in gattabuia un paio di volte, che messo alle strette dalla moglie, ex compagna di college, decide di mettersi di buzzo buono e scalare le gerarchie. Come? Buttandosi in politica.

Christian Bale

Se ci è riuscito il nostrano senatore della Repubblica Antonio Razzi, lui come tanti altri di una lista che non manca di arruolare ignoranti e mangiapane a tradimento a ogni giro di giostra, perché non avrebbe dovuto Richard Bruce Cheney, detto Dick, prima cacciato da Yale ma poi laureatosi all’Università del Wyoming con un Bachelor of Arts e un Master in Scienze Politiche?

Christian Bale, Sam Rockwell

Nel 1969, dopo avere sentito un discorso di Donald Rumsfeld, allora direttore del Office of Economic Opportunity, a beneficio dei candidati rampolli della classe dirigente, Cheney si schiera dalla parte dei repubblicani e ne diventa il portaborse. Da questo momento, grazie a un talento innato nel fare i propri interessi e quelli dei diretti superiori, machiavellico all’ennesima potenza, la sua scalata sarà veloce e inarrestabile. Fino a scalzarli e aggirarli, i più alti gradi, o perfino raggirarli. Fino a detenere nelle proprie mani, da numero due, più potere del Presidente degli Stati Uniti, tale George W. Bush (interpretato ‘solito’, eccellente, Sam Rockwell).

Amy Adams, Christian Bale

Questo il succo della storia alla quale il regista Adam McKay – premio Oscar con La grande scommessa (2015), sceneggiatore di Ant-Man e produttore del nuovo film di Etan Cohen, Holmes & Watson che arriverà in Italia in febbraio – riesce a dare un piglio pop, dotandola di quegli strappi da commedia dell’assurdo che diventano determinanti per mandare giù un boccone dalla morale così amara. Una visionarietà che manca (quasi) sempre al cinema europeo quando maneggia argomenti del genere. Basta pensare al grigiore inestricabile del nostrano Loro: Vice gioca nella stessa competizione, ma è come vedere giocare il Barcellona (Vice) contro l’Inter (Loro). Un match che abbiamo visto giocare, ricordiamo com’è andata, ma soprattutto lo spettacolo espresso dalle due formazioni.

Steve Carell

In una vicenda che rischia di rimanere schiacciata dal piglio del biopic, materia scivolosa (vedi alla voce Bohemian Rhapsody), McKay riesce a inserire dei break di cristallina purezza surreale: il primo è la già citata voce fuori campo che si scoprirà essere di un veterano della guerra in Iraq e colui che diverrà il donatore di cuore di Cheney, soggetto a tre/quattro infarti lungo il corso del film; poi almeno tre scene che non ti aspetti: la prima a metà film, a elezioni perse, quando i titoli di coda scorrono sullo schermo prematuramente, compreso relativo futuro che attende la famiglia Cheney – à la American Graffiti, per intenderci -; poi la seconda, nella quale i coniugi Cheney si parlano tra le lenzuola come fossero Macbeth e infausta Lady; l’ultima, quando al ristorante il cameriere sciorina a Cheney e all’entourage una lista di ‘piatti’ che vanno dalle torture legalizzate alla guerra preventiva, con il vice presidente che alla fine ordinerà il menù completo.

Cheney, che Christian Bale – premiato alla cerimonia dei Golden Globe: quasi superfluo spendere parole per la sua interpretazione – ha detto di avere interpretato, usando molto tatto, ispirandosi a Satana, è il responsabile della guerra in Iraq e, indirettamente, del sorgere dell’organizzazione terroristica dell’Isis, con conseguente enorme spargimento di sangue, in grandissima parte innocente, anche americano. E tutto, esclusivamente, per interessi personali – il petrolio – e per giochi di potere altrettanto riconducibili ai suoi interessi. Fa rabbrividire pensare come mettiamo le nostre esistenze nelle mani di questi criminali non solo tollerati ma osannati e riveriti. Per giunta, oltre il danno la beffa, con processo cosiddetto democratico. Votando.

Non ci resta che aspettare che Donald Trump torni al suo precedente ruolo di miliardario e affarista intrallazzone. Il biopic che lo riguarderà sarà anche più deprimente.

 

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