L’evento del quale state leggendo risale a quasi tre anni fa. Il resoconto è uno dei tanti scritti rimasto a lungo nel cassetto come certi progetti, in attesa di trovare il tempo per saltarne fuori. Magari su pressione esercitata nello stile di Mr. Mark, capace di apostrofarti nel suo impareggiabile modo come a dire: hey bello, io sono qui, ti ricordi di me, vero?

Nel 2016 Toscolano-Maderno si è decisa a dedicare una vetrina a uno dei suoi figli più illustri, quell’ Osvaldo Cavandoli geniale inventore di La Linea, cartone animato che ha fatto il giro del mondo – collezionando premi – e guadagnato fama internazionale al disegnatore nato a Maderno il 1° gennaio 1920.

Inaugurata in data 2 giugno al Museo della carta di Toscolano-Maderno, la mostra si è protratta fino al 4 settembre, il giorno nel quale, proprio in extremis, sono riuscito a visitarla.

Ripensando alla carriera di Cavandoli, della carne da mettere al fuoco ce ne sarebbe stata. Intendo dire che Viva Cavandoli! è una iniziativa meritoria, senza dubbio, ma è altrettanto ovvio che si poteva fare di più.

Guido Crepax

Riassumendo per sommi capi la biografia del disegnatore, basta dire che dopo essersi trasferito a Milano insieme alla famiglia, il giovane Osvaldo entrò nel 1944 a fare parte della squadra della Pagot Film, lo studio di animazione che ha prodotto star assolute di Carosello – fenomeno di culto che negli ultimi anni ha ottenuto il riconoscimento e i consensi che meritava – come Jo Condor, il draghetto Grisù e una delle primissime star del dark: Calimero. Personaggi animati che nessuno, bambino negli anni ’60, ha dimenticato.

Altan

Alla metà di quel decennio Cavandoli lavora alla nascita di un altro caposaldo della breve rassegna pubblicitaria che era l’anticamera del sonno per tanti di noi – il diktat genitoriale suonava più o meno così: “dopo Carosello a nanna” –: I cavalieri della Tavola Rotonda, che dopo le bislacche avventure di un Lancillotto pasticcione provava a convincere gli italiani a portare a tavola i cracker Gran Pavesi.

Sergio Staino

Ma è nell’inverno del 1968 che Cavandoli prende a lavorare sul suo capolavoro, quello che inizialmente battezza Mr. Mark. Un buffo omino dai contorni dello spettro che genera tutt’altro che brividi, anzi al contrario fa proprio sbellicare dalle risa: bianco, un nasone prominente, petulante, Mr. Mark vive in un mondo unidimensionale costituito dalla linea sulla quale si muove avanti e indietro. Un tratto del suo stesso spessore che si dimostra pieno di insidie, trabocchetti, sorprese – anche gioiose – da commedia surreale.

Stefano Disegni

La Linea è (simpaticamente) irascibile e ha una vocina querula – che parla il gramelot: incomprensibile insieme di onomatopee e fonemi senza senso – con la quale spesso si rivolge a Cavandoli che sta fuori campo, di cui di tanto in tanto compare la mano armata di matita con la quale prova a rispondere alle richieste o alle proteste della faceta creatura.

Bruno Bozzetto

E come sottofondo musicale l’artista di Maderno pensa di calare un ulteriore asso: un tiratissimo Jazz delle origini corroborato  di voci maschili e femminili scatenate di un dissacrante vocalese fatto di sillabe significative quanto il gramelot. Nulla di più azzeccato per supportare il gergo alieno di Mr. Mark. Geniale è l’aggettivo che merita Cavandoli per La Linea, che in tal guisa non ha paragoni al mondo.   

Talvolta nel solitario mondo di Mr. Mark, Cavandoli fa planare una presenza muliebre. Ma al fantasmatico omino, in un modo o nell’altro, va sempre male. Occorrerà qualcuno in carne e ossa, Massimo Lagostina a capo dell’azienda omonima di pentolame, per innamorarsene. Tanto da impegnare Cavandoli nella realizzazione di 35 cortometraggi che, grazie a Carosello più che alla bontà del prodotto, renderanno il marchio un must per le casalinghe di una intera nazione.

Come per tutti i grandi artisti la carriera di Cavandoli non si è esaurita con un solo, fortunato, esempio. Risalta, ad esempio, la collaborazione con Altan per la regia di molteplici episodi dell’altrettanto riuscita Pimpa; poi il lavoro di illustrazione per libri e la frequentazione del mondo del fumetto.

Ma per Cavandoli, La Linea non è mai veramente uscita dal campo di gioco; tutt’al più è stata messa per un po’ di tempo in panchina, giusto per rifiatare. Per poi essere chiamata a giocarsela in questa o quella veste (libro, rassegna, raccolta), in questo o quel contesto (mostra, tributo, premiazione).  

Silver

Per dare un’idea efficace della popolarità globale di Mr. Mark sarebbe sufficiente citare il video del brano (Don’t) Give Hate a Chance di Jamiroquai (dall’album Dynamite del 2005), artista che proviene da tutt’altro mondo, nonché tempo: è un fantastico tributo – oppure uno spudorato plagio –, non esiste alcun dubbio.

La mostra allestita al Museo della carta era costituita da una modesta (numericamente) serie di tavole originali, da una altrettanto dimessa quantità di opere di famosi disegnatori (questa sì una buona idea!) che hanno concesso omaggio al collega scomparso il 3 marzo 2007, e uno schermo TV che alla fine di un percorso obbligato trasmetteva in loop i cortometraggi di La Linea e qualche spezzone di intervista. Non è molto.

Qualcuno dirà “meglio di niente”. Ma dato che di Osvaldo Cavandoli – e di Mr. Mark – ne nascono così pochi e sempre meno, meglio fare le cose come andrebbero fatte. Soprattutto quando chi sta al centro del ricordo merita un enorme, incondizionato, “grazie”.   


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