Widows – Eredità criminale Book Cover Widows – Eredità criminale
Drammatico, Thriller, Noir
Steve McQueen
Steve McQueen, Gillian Flynn
Viola Davis, Michelle Rodriguez, Elizabeth Debicki, Cynthia Erivo, Colin Farrell, Brian Tyree Henry, Daniel Kaluuya, Jacki Weaver, Robert Duvall, Carrie Coon, Liam Neeson, Manuel Garcia-Rulfo, Jon Bernthal, Garret Dillahunt, Lukas Haas
Hans Zimmer
15 11 2018
UK / USA
128’
23 11 2018, cinema Raffaello, sala 2

 

Non basta un firmamento pieno di stelle che domina dall’alto, a fare di Widows – che si basa su una serie televisiva dei primi anni ’80 – un bel film. Non del tutto.

 

Leggi Steve McQueen e pensi all’indimenticabile protagonista di Getaway!, La grande fuga, Papillon, Tom Horn: atletico, biondo, occhi azzurri. Ma per uno strano disegno del destino lo Steve McQueen che dirige Widows – e già premio Oscar per il migliore film del 2014, 12 anni schiavo – è un tracagnotto di colore, con occhiali che farebbero l’invidia della collezione di Elton John, e dell’indimenticabile Vin di I magnifici sette di John Sturgess (1960) non potrebbe fare la controfigura nemmeno nella classica notte buia e tempestosa.

Viola Davis, Liam Neeson

Ma anche questo McQueen ‘in negativo’ ha i suoi buoni talenti da spendere e adopera per dirigere con sapienza un cast senza compromessi che va dal grande vecchio Robert Duvall – il 5 gennaio ha compiuto 88 anni – a Colin Farrell che pare essersi specializzato nel ruolo dell’uomo di potere tutt’altro che irreprensibile. Poi, attori di prima fascia, ci sono ancora Liam Neeson e Viola Davis, e tra i comprimari una pletora di nomi che in fatto di categoria si possono considerare anche mezzo passo più avanti: Daniel Kaluuya che ha ottenuto grande visibilità con Scappa – Get Out, la ‘veterana’ Michelle Rodriguez, Manuel Garcia-Rulfo visto anche nel remake di I magnifici 7, Brian Tyree Henry, Garrett Dillhunt. Per finire con Lukas Haas, uno che era partito a razzo per poi incagliarsi come un veliero senza timoniere tra le secche della Hollywood che non fa sconti.

Michelle Rodriguez, Elizabeth Debicki

Ma come già detto tutto questo ben di Dio di belle facce e bontà attoriale non basta a salvare la baracca. Che se non crolla, comunque vacilla sotto un fardello che non le dovrebbe competere per genere narrativo. Cioè il peso del messaggio sociale/politico, forzato, col quale McQueen grava un noir che per arrivare in porto senza sbandamenti non aveva bisogno di altro che degli elementi tipici di questo genere di storia: rapina, morte, tradimento, vanno benissimo. Bastava aggiungere un finale privo di luce, o almeno carico di ombre, ed ecco il piatto bell’è che cotto e servito.

Viola Davis, Cynthia Erivo

Invece no. McQueen ha voluto esagerare, gonfiando il film di steroidi politically correct, distruggendo scientificamente tutta la varia (dis)umanità maschile presentata in toto come composta da pescecani e mascalzoni, ed elevando all’opposto tutte le donne – meno una: la madre della bionda perticona Alice, ma è di contorno – a tostissime eroine così, da un giorno all’altro, piene di risorse nascoste, tante da farle capaci di buggerare i più duri del ghetto rapinando da consumate malviventi e imbracciando le armi ancora così, di punto in bianco, meglio di Butch Cassidy e Sundance Kid. Mantenendo però un cuore d’oro che hanno sempre avuto (pur se fino al giorno prima facevano coppia con rodati fetentoni); soprattutto rappresentando – ecco il politically correct, anche se in fin dei conti a doppio taglio – le etnie di minoranza: neri, sudamericani, europei dell’est.

Colin Farrell

Infine, la cosa più delittuosa per un noir che si rispetti, Widows fa (ab)uso di un fulgido happy ending. Il morto ci scappa, anche più di uno , certo, ma sono tutti maschi e cattivi.

Robert Duvall

Detto questo, e sorvolando su ciò che è stato tolto per rendere il film meno psicanalitico e più action – non si viene a sapere nulla del rapporto che esiste tra Jack Mulligan/Colin Farrell, politico corrotto, e Harry Rawlins/Liam Neeson rapinatore incallito, per fare un esempio –, il lavoro di McQueen soffre di una messa in scena esageratamente patinata. Interni ed esterni sono più in sintonia con Wall Street che a gran parte dei gangster movie che hanno lasciato un segno. Un mondo dove l’ombra, che dovrebbe regnare, è più grigia che nera, né istilla dubbi o genera brividi. E tolto un paio di personaggi, i due loschi neri che si danno alla politica adottando gli stessi sistemi che funzionano nel loro mondo, non resta granché. Solo mediocre intrattenimento dalla buona messa in atto. Per un film che mano a mano che scorre inibisce la produzione di adrenalina fino a generare nello spettatore quasi indifferenza.

Widows in action

Anche perché con le quattro protagoniste non si instaura alcuna empatia: semplicemente non sono dotate del minimo fascino perverso, di quella fascinazione distorta che emana dagli eroi – o dai villain – dalla coscienza macchiata ma carismatici, con la quale la storia del cinema ha scritto una lunga lista che grazie a Dio, anche se non è questo il caso, continua ad allungare.

E se un noir manca di magnetismo pravo, se non si veste di una sottile ancorché ambigua coltre di immoralità, sordida ma allo stesso tempo attraente, che razza di noir è?

 

(Visited 23 times, 1 visits today)
Spread the word of T.A.R.O.T.
  • 8
  •  
  •  
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •   
  •  
    9
    Shares
  •  
    9
    Shares
  • 8
  •  
  •  
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •